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Ago 7, 2020

Solo sei parole

Giulia Cuzzi
scritto da Giulia Cuzzi
nella categoria Pillole

Puoi raccontare la storia della tua vita in sei parole?

Nel novembre del 2006 Larry Smith lancia quest’idea sulla sua rivista online, Smith Magazine, ispirandosi ad una leggenda attorno alla figura dello scrittore Ernest Hemingway.

Si racconta infatti che Hemingway, durante un pranzo tra amici, decise di scommettere dieci dollari con ognuno di loro che sarebbe riuscito a scrivere un’intera storia usando soltanto sei parole. Quel giorno nacque, a detta del celebre scrittore, il suo romanzo migliore:

For sale: baby shoes, never worn.

Hemingway passò il suo taccuino intorno al tavolo e ritirò i soldi della scommessa, perché in sole sei parole aveva racchiuso un intero romanzo capace di suscitare interesse, aspettative, curiosità sui personaggi, desiderio di saperne di più.

Smith parte dall’idea che ognuno di noi abbia una storia da raccontare ma, di fronte al pensiero di tirarla fuori, la maggior parte rimanga bloccata dalla sindrome da foglio bianco. Sintetizzare in sole sei parole, invece, aiuta a vincere l’ansia e conferisce alla scrittura le sembianze di un gioco a cui tutti, grandi e piccoli, vogliono partecipare, dal momento che permette di focalizzarsi in maniera diversa sulla propria vita: passa solo l’essenziale.

Perché provarci?

Nell’esercizio della narrazione personale ci si scopre e si scoprono gli altri: colleghi, compagni di classe, amici o familiari che accettando la sfida scoprono alla fine che l’ironia gioca un ruolo fondamentale, una nota sferzante dolce ed amara contemporaneamente, che colpisce e stupisce. Come accade ad esempio leggendo “Avevano vissuto anche dei momenti felici” a proposito di convivenza. C’è tutto, no?

Da non trascurare poi l’impatto positivo che ha sull’autostima riuscire a cristallizzare un’intera esistenza dentro sei parole.

L’idea va talmente forte da ispirare giochi da tavola e libri, oltre ad un sito internet che ospita diverse sezioni ben specificate: amore, vita digitale, adolescenti, lavoro, felicità, guerra… solo per citarne alcune.

Non resisto, voglio provare, mi butto:

Eppure sorrido tra figli e fogli.

Chi mi conosce sa che è il mio perfettamente sintetico ritratto. Pronto a giocare? E se il risultato non è quello sperato, bè, strappa e ricomincia, ricordando che everyone has a story.

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