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Giu 10, 2020

Dalla mia scrivania

Giulia Cuzzi
scritto da Giulia Cuzzi
nella categoria Coworkers, Pillole

Mentre salgo le scale scruto la me stessa degli inizi. Sembro timida, occhi a terra che sennò si vede il cuore. Mi stringo alle mie cose, sono loro che portano me ora. Il numero 10 mi accompagna sempre nelle rinascite: la seconda volta che sono venuta al mondo, insieme a mia figlia, era il 10; adesso che mi riapproprio di questo cassetto della mia vita il 10 è con me, mi prende per mano. Vengo qui almeno due volte a settimana, ma passare è diverso da stare e così assaporo a piccoli sorsi il tempo che mi separa dall’essere disinvolta, padrona dei miei gesti. Spalmata sulla mia postazione cerco di individuare dei punti di riferimento. Guardo gli spazi, guardo le persone, guardo per fissare nella memoria, guardo perché voglio sentirmi parte di questa storia.

Avere una scrivania vuota da riempire a forma di me significa poter scegliere quello che voglio e quello che invece può restare fuori. È una possibilità.Belle le possibilità, sanno di finestra aperta, questa volta su di me. So già che domani sarà diverso questo tavolo perché avrà i colori del mio caos allegro. Faccio un veloce elenco mentale di ciò che assolutamente deve esserci: lo scotch di carta che uso in mille modi, la cioccolata di conforto, un paio di libri che a volte contengono la risposta giusta, le forbici, i colori che mi seguono ovunque, i post-it colorati. Come ho fatto a scordare i fondamentali? È come quando parti senza lo spazzolini da denti.

Sono pronta. Accendo il computer, l’orario è quello giusto. Dondolo un po’ sulla sedia, seguo il ritmo della musica di sottofondo, mi aiuta a ritrovarmi. Ci provo a scrivere, in barba alla grande eccitazione da primo giorno. Scrivo, cancello, riscrivo. Mi alzo, mi risiedo, giro un po’. Ho ancora bisogno di mimetizzarmi. Un caffè mi salverà.

Cerco di sembrare la me che conosco e raggiungo l’area break, capisco subito che è stata un’ottima idea: ci sono occhi e sorrisi che tra qualche settimana saranno familiari e mentre ora mi intreccio in un articolato nomi-visi-lavori, dentro riprendo fiato. Ora le parole escono, la strada è quella giusta.

Il caffè mi ha salvato.

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