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Lug 8, 2020

Girls who code

Atelier010
scritto da Atelier010
nella categoria Educational, Novità, Tecnologia

 

“Impara il coding e cambia il mondo.”

Ecco il motto che ha guidato Reshma Saujani a lanciarsi nell’ambiziosa impresa di Girls who code.

Giovane donna di origini indiane, avvocatessa da sempre impegnata in politica, intraprende il progetto di avvicinare le donne al mondo della tecnologia dopo aver subìto una pesante sconfitta candidandosi per le elezioni al congresso. Come lei stessa racconta, candidarsi a 33 anni le ha permesso per la prima volta in vita sua di fare qualcosa di coraggioso.

Da qui la riflessione sulla diversità di genere, con cui ancora oggi molte bambine e bambini crescono: alle bambine si chiede di essere tranquille, sorridere, prendere buoni voti a scuola. Ai bambini, di contro, si chiede di giocare duro, di scalare montagne, di buttarsi giù da un dirupo. E si continua così per tutta la vita: un lavoro tranquillo per le donne, puntare alla carriera e rischiare per gli uomini. Tra le righe si legge che alle donne non si chiede di essere audaci, ma di essere perfette.

Questa diversità di sguardo di partenza, secondo Reshma, è la causa della minore rappresentanza femminile nelle comunità scientifiche, nella politica, nelle stanze del potere.

Ma cosa c’entra il coding?

La programmazione informatica è una disciplina che ha come base il pensiero computazionale, cioè tutti quei processi mentali che mirano alla risoluzione di problemi combinando metodi caratteristici e strumenti intellettuali. C’entra, perché fare coding vuol dire esplicitare ogni passaggio, utilizzare il pensiero divergente, stimolare la fantasia ma anche ragionare, ragionare e ancora ragionare. E mentre scopri come creare app, videogames e robot, impari a sviluppare competenze logiche in modo creativo e intelligente e, in maniera implicita, a credere nei tuoi sogni e a realizzarli grazie ad un atteggiamento nuovo che procede per tentativi ed errori e ad una maggiore consapevolezza delle tue capacità, imperfette si, ma in grado di generare innovazione grazie ad esperimenti e correzioni.

Se nel 2012 Girls who code coinvolgeva 20 ragazze, oggi vede al suo interno 40 000 giovani donne in 50 stati e si avvale della collaborazione delle più importanti società dell’universo tecnologico, come Twitter, Facebook, Adobe, Ibm, Microsoft, Pixar, Disney.

E’ grazie a questo progetto che una giovane rifugiata siriana è riuscita a creare un’app per aiutare gli americani a votare e una sedicenne ha individuato un algoritmo per aiutare la ricerca a capire se un tumore è benigno o maligno.

Tutto è nato dal coding e dalla capacità di confrontarsi continuamente con prove ed errori, ed è ciò che ogni donna deve imparare: non serve essere perfette, ma è necessario essere coraggiose per arrivare dove si desidera e spesso anche molto più in là.

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