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Giu 4, 2020

Secondo tempo

Giulia Cuzzi
scritto da Giulia Cuzzi
nella categoria Coworkers

Il secondo tempo è quello decisivo, dove si tirano le somme. È il tempo della sintesi. Prendi un film: il primo tempo ti introduce, come Mary Poppins quando prende la mano di Jane e Michael e li fa saltare insieme a lei nel disegno di Bert. Ecco, il primo tempo ti accompagna, ti fa vedere chi, come, cosa. Ti svela caratteri, possibilità e imprevisti. Poi arriva l’intervallo. A me l’intervallo non è mai piaciuto, vuoi perché all’improvviso l’aria sa di pop-corn, vuoi perché a qualcuno viene sempre in mente di alzarsi costringendomi ad acrobazie impensabili per lasciarlo passare, vuoi perché ai bambini scappa la pipì e tocca sempre a me accompagnarli in mirabolanti non toccare-aggrappati-non sulle scarpe. E poi l’intervallo sospende vite e pensieri sul più bello. Mi lascia in quindici minuti di interminabili dai che è quasi finito prima che la luce sparisca di nuovo per tornare al dunque. Eccolo, il secondo tempo.  Il momento della consapevolezza e delle azioni che svoltano i destini. Eccoci nel secondo tempo. Qualunque cosa siamo stati fino a marzo possiamo rinegoziare, modificare, rivedere e correggere. L’intervallo è stato lungo e ogni volta che credevamo di essere alla fine è stato prolungato, autorizzandoci tutti a rimpinzarci di cibo. Ma anche a riaprire i cassetti dei desideri. Gli audaci la chiamano possibilità, i nostalgici rimpianto. Qualunque nome vogliamo darle, ora siamo davanti ad una strada nuova che tutti, indistintamente, abbiamo desiderato vedere. È un capodanno arrivato fuori stagione, saranno botti chiassosi e colorati o silenziose lanterne? Un’allegra macarena ci resterà nelle orecchie per un pò  Metti sul volto una bella mascherina/ E poi sfrega le mani cento volte con amuchina/Tieni la distanza e ricordati i guanti/ Eeeeeee guardiamo avanti mentre passo dopo passo iniziamo a percorrere una viuzza nascosta tra i rami, poco illuminata, coraggiosa, quella di chi decide che è il momento di abbandonare la capanna per tornare nel mondo. Immersi non lo so, non ora, ma a galleggiare si. Adesso che tutti attraversiamo la stessa tempesta il secondo tempo ci regala una serie di parola d’ordine accomunate dal prefisso ri- che ci sorreggono come una cima che abbiamo preso al volo: Ripartire (da capo), ricominciare (a vivere), riuscire (da casa), ritrovare (la fiducia), ripensare (la quotidianità), ricreare (i legami), rivedere (gli amici), rispettare (le regole), riflettere (sulle cose), rianimare (le passioni). L’alternativa? Non c’è. Il secondo tempo è quello dei fatti che contano. Delle azioni che dicono chi sei veramente. Il secondo tempo screma: da un lato chi ci crede, dall’altro chi si lamenta. Il secondo tempo chiede di stringere i denti. Per carità, senza mostrarli eh, ché la frontiera della nuova socialità ha dei confini piuttosto netti entro cui muoversi, non c’è spazio per l’improvvisazione quindi fai la fila, disinfetta, stai al tuo posto. Quanto ci tieni a stare al mondo oggi si dimostra a colpi di mascherina, proteggimi che ti proteggo. E in fondo convivere da sempre richiede qualche sacrificio. Si dividono gli armadi, si sbuffa per decidere chi sparecchia, si fa la conta per chi deve portare l’acqua. E per vivere tutti insieme impariamo a baciarci sbattendo i piedi l’uno contro l’altro, a sorridere con uno sguardo, ad avere cura del mondo distanziandoci. È diverso. Si, altrimenti non sarebbe nuovo. È brutto. No, è attento. È strano. Un po’, come tutto quello a cui non siamo abituati. Non è normale. Cosa lo è?  La reinventiamo insieme, la normalità, a colpi di alcool e candeggina, con idee inedite che verranno percepite come strampalate. Mi scoraggio. Ma poi mi gaso. Quante cose sono state nel purgatorio della stranezza prima di avere libero accesso alla categoria della benpensante normalità: la televisione, i pantaloni per le donne, gli uomini che puliscono la casa. Normale è guardare con occhi nuovi una realtà sconosciuta con la consapevolezza che tutto è difficile prima di diventare facile.

 

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