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Giu 12, 2020

Che fine ha fatto la socialità

Atelier010
scritto da Atelier010
nella categoria comunità

Che fine ha fatto la socialità ai tempi del Co-vid 19?

Ben consapevoli che in questo momento la priorità vada data alla sicurezza e alla salvaguardia di tutti e di ciascuno, non si possono chiudere gli occhi di fronte al fatto che chiunque di noi, dopo mesi trascorsi in casa, avverta il bisogno fortissimo di riprendere confidenza con la parte relazionale di se stesso e senta la necessità di recuperare una dimensione sociale. Dopo una prima fase in cui era considerato pericoloso anche solo rivolgere il consueto buongiorno al vicino di casa, adesso si nota ovunque una richiesta di sguardi e di relazione, anche mentre si è disposti in più o meno ordinate file per entrare al supermercato. E se gli adulti e coniugati riescono a soddisfare nel microcircolo familiare le proprie esigenze di interazione e scambio, così semplice non è per chi a marzo non ancora si era organizzato con una relazione solida, né per i giovani e giovanissimi abituati a vivere il gruppo dei pari come parte integrante, a volte la più importante, della propria famiglia.

È possibile ipotizzare un ritorno alla socialità face to face o questa opzione va congelata finché Co-vid non ci abbandoni?

Piccoli passi sono stati fatti ma da poter rientrare in un locale a prendere parte ad eventi o concerti, bè, la strada è lunga. La maggior parte degli appuntamenti annuali riporta la ormai ben nota dicitura “2020 ci riposiamo 2021 ricominciamo”, preferendo continuare ad esplorare le possibilità offerte dalle piattaforme per creare eventi online. In realtà all’orizzonte si scorgono idee di piccoli esperimenti contingentati, magari su prenotazione, che offrono concretamente la possibilità di incontri e socializzazioni dal vivo. Accanto a queste iniziative di privati, anche alcuni Comuni prendono coraggio e preparano bandi destinati ad associazioni che potranno gestire la nuova, rivisitata, socialità. Alla base l’idea che, con la complicità della bella stagione, si possa ripartire dalle strade e dai quartieri come luoghi di incontro in cui dare spazio a concerti, manifestazioni artistiche e teatrali, spettacoli: tutto in versione ridotta, come richiede il momento, ma dal vivo, per evitare che il mondo della cultura muoia con il Co-vid 19. Si progettano calendari condivisi di artisti per puntare nuovamente, in modo differente e con un occhio sempre rivolto al settore sicurezza, i riflettori sul lato della socialità.

Lo spirito che muove questi audaci pensieri è che cultura ed eventi siano un importante motore di ripartenza non solo economico, ma anche di crescita personale e collettiva: le idee più belle nascono da incontri casuali, i progetti giusti sono frutto di attimi che ti folgorano, le collaborazioni importanti si generano spesso in maniera informale, le trasformazioni decisive avvengono negli spazi di comunità.

Tornare a  sintonizzarci sul piano sociale e culturale vuol dire offrire alla democrazia la possibilità di continuare a vivere e ad alimentare il NOI, quello bello, che ci appartiene e ci contraddistingue.

 

foto @arci_evento Fare un ’68, incontro con i Baustelle all’Università di Pescara – 2018

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