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Lug 16, 2020

Che ci guadagni?

Giulia Cuzzi
scritto da Giulia Cuzzi
nella categoria associazionismo, comunità

C’è chi legge libri per i bambini nei parchi cittadini nei lunghi pomeriggi estivi. C’è chi organizza tornei di carte. C’è chi si offre di fare la spesa agli anziani. C’è chi insegna a ricamare. C’è chi mette in piedi incontri con gli autori. C’è chi offre lezioni di chitarra. C’è chi predispone laboratori di pittura. C’è chi fa yoga.

Eccoli qui, ad un primo superficiale sguardo pazzi apostrofati come “gente che non sa come meglio impiegare il proprio tempo libero”. Ma se si decide di superare la barriera della diffidenza e si va più in profondità si scoprono persone che coltivano un desiderio di bellezza condivisa.

Che ci guadagni?

La domanda che più spesso si sentono rivolgere questi moderni sognatori. La risposta è duplice. Sul fronte economico zero euro, niente, nisba. Che ci guadagni?

La prima volta che mi è stata rivolta questa domanda ho avuto la netta sensazione di aver fatto una faccia a punto interrogativo rosso brillante, con tanto di bocca aperta incapace di emettere suoni. Più trascorrevano le ore più la sentivo agitarsi dentro di me, questa curiosa pila che ricercava chissà quale lato oscuro delle cose.

E allora ho scelto di rispondere e per farlo mi sono messa a pensare. Più pensavo e più mi trasformavo in Alice nel paese delle meraviglie davanti al plotone di carte che ridono, stretta alla mia rispostina racchiusa in sei piccole lettere che si tenevano per mano: niente.

Sono rimasta così per giorni a riflettere su quella parolina povera, fino a che ho capito che non era autentica. Io ci guadagnavo, era il momento di ammetterlo.

Avevano ragione gli sguardi sbilenchi e inquisitori.

Ma si trattava di un bottino alquanto atipico.

Ricco di sorrisi, mani strette, pensieri sussurrati e imbastiti insieme, colmo di facce che parlano e che si confrontano, carico dell’adrenalina della possibilità di contribuire a cambiare ciò che non piace.

Ecco, è questo che fa chi si spende in maniera gratuita. E non serve essere Madre Teresa di Calcutta: molte persone che si impegnano in progetti che non prevedono un ritorno economico hanno delle professionalità solide ma, nello stesso tempo, anche una visione del mondo più ampia che non si basa solo sul fattore soldi.

Benefattori? Egocentrici? Gente che deve espiare la propria colpa? Per me seminatori: ben consapevoli delle proprie capacità e di quanto potrebbero essere utili al resto del mondo, semplicemente le offrono.

E da punto interrogativo il viso assumerà l’aspetto di punto esclamativo perché ci vuole coraggio condito con un pizzico di incoscienza, ma arriverà il tempo di un raccolto sbalorditivo che porterà con sé la conferma che i sogni crescono solo se li tiri fuori dai cassetti e se trovi il coraggio di condividerli e provare a farli brillare nel mondo.

 

 

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